197 giorni senza k.o. in A: sognare è lecito. Kessie e i nuovi le uniche pecche

In campionato non perde da 6 mesi, ha il secondo miglior attacco e la seconda miglior difesa. Pioli deve ritrovare l’ivoriano della scorsa stagione e avere di più dagli acquisti estivi, che, a parte Giroud, hanno stentato

Prima di qualsiasi discorso su risultati, primato e singoli va tenuto presente un numero: 197. Cioè i giorni trascorsi dall’ultima sconfitta del Milan in campionato. Era il 26 aprile 2021, tris della Lazio all’Olimpico, secondo k.o. di fila dopo quello contro il Sassuolo. Dopo quel giorno Pioli ha detto “ok, guardiamoci negli occhi e ricordiamoci dove vogliamo andare”. Champions raggiunta. E ora i rossoneri puntano al titolo, perché quando non perdi da sei mesi e guidi la classifica – insieme al Napoli – ci pensi. Secondo miglior attacco con 26 gol, seconda miglior difesa (11), 17 partite da imbattuto. Questo Milan può sognare in grande.

cosa va

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Partiamo dai singoli. Alcuni si sono trasformati. Il primo è Tonali, titolare fisso, chiamato anche in Nazionale da Mancini. Il Sandro dell’anno scorso è una cartolina sbiadita, e meno male. Sembrava timido, insicuro, disorientato, uno che pagava lo scotto di aver scelto una big. Oggi è il leader della mediana rossonera. L’uomo ovunque dalla testa sgombra: fin qui ha segnato un paio di gol e servito un assist in 12 partite. Una metamorfosi. Stesso discorso per Leao, più solido e concreto. Il manifesto della sua crescita è in un paio di dati… insoliti: è il primo rossonero per contrasti vinti (64) e palloni intercettati (20). L’anno scorso si è fermato a 7 reti, è già a 5 con due assist. “Il talento è un dono, devo coltivarlo”. Pioli gli ha fatto capire come. Una volta gli disse di imparare a divertirsi in campo, ora Rafael sorride a ogni tocco. Altri miglioramenti: di sicuro Brahim Diaz, che prima del Covid aveva segnato 3 gol in 6 partite, e Pierre Kalulu. Storia nota la sua, da sconosciuto a jolly fondamentale, ma ciò che colpisce è la sicurezza con cui entra. Kalulu migliora gara dopo gara, si è visto nel derby: ha preso il posto di Ballo-Touré e ha spinto parecchio. Centrale, terzino destro, terzino sinistro. Dove lo metti gioca, e lo fa pure bene.

solidità

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Quattro gare senza concedere gol. Il Milan è la seconda miglior difesa del campionato dopo il Napoli, 11 reti subite in 12 partite. Il tandem Kjaer-Tomori è ormai rodato, ma anche capitan Romagnoli si è difeso bene. Quando è stato chiamato in causa non ha deluso quasi mai, nonostante non sia più un titolare. Contratto in scadenza a giugno (come Kessie…), ma quella è un’altra storia. Un altro merito di Pioli è quello di essere riuscito a trovare una quadra nonostante i tanti stop di inizio stagione. Tra casi di Covid (Theo, Diaz, Giroud) e infortuni (Ibra, Maignan, Messias, Bakayoko, Rebic, Kessie), il Milan ha tenuto sempre botta. Magari in Champions meno, vista la classifica. Tatarusanu non ha fatto rimpiangere Maignan, Giroud e Zlatan si sono alternati molto bene (7 gol in due), Leao si è preso la fascia. Pioli si porta dietro la fama di “mister Wolf” da parecchio tempo, sa trovare soluzioni e adattare la squadra. Una qualità che lo contraddistingue.

cosa non va

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A Pioli manca il miglior Kessie. Forse la questione rinnovo lo distrae, ma l’ivoriano è tutt’altra cosa rispetto a quello visto l’anno scorso. In estate, da Tokyo, aveva parlato di “Milan a vita”, “firmo quando torno”, ma le parti sono ancora lontane. Il rendimento ne risente: due gol su rigore in 9 partite, con qualche errore di troppo. Bene con la Roma, rosso con l’Atletico, male con l’Inter: al netto del contatto con Calhanoglu, è lui a complicarsi la vita dentro l’area. Rischio troppo alto. A Pioli serve il “comandante” dell’anno scorso. L’ultimo neo della stagione sono i volti nuovi del mercato: eccetto Giroud e Maignan – e ovviamente i riscatti/ritorni di Tonali, Diaz e Tomori – nessuno degli acquisti è riuscito a incidere. Vari motivi: infortuni, concorrenza, errori. Messias ha giocato solo 16’ contro l’Atalanta, Pellegri 60’ in tre partite, Florenzi ha iniziato bene e poi si è fatto male, Ballo-Touré ha palesato dei limiti (vedi il fallo da rigore nel derby), mentre Bakayoko non è mai partito dal 1’ (problemi fisici anche per lui). La stagione è ancora lunga, per molti di loro deve ancora cominciare.

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